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Codice 46 di Michael Winterbottom

Poetico, visionario, malinconico. In una società ordinata di protetti, dove la "protezione" dello stato arriva anche fino a cancellarti la memoria, apparentemente vince il rischio interpretato dall'amore clandestino dei protagonisti. Che però....

Ottimo il commento musicale così come sublime la fotografia. Geniali alcuni spunti come ad esempio le contaminazioni culturali che fanno parlare i protagonisti con espressioni prese da lingue diverse. Interessante il contorno futuristico, mai esasperato, in cui alcuni spunti tecnologici, come la videochiamata, li ritroviamo normali oggi. Un film Orwelliano, in cui emergono i timori dello stato controllore, del grande fratello che controlla fin troppo la nostra vita. In ultima analisi, un film liberista che cerca di mettere in evidenza i pericoli di una società "sicura", quindi controllata.

Non si deve cercare in questo film una trama narrativa ordinata, ma lasciarsi contaminare dall'atmosfera magicamente interpretata dalla fotografia e dai due attori. Sconsigliato per chi ama trame lineari ed esaustive.

Pubblicato il 22/4/2007 alle 22.59 nella rubrica Diario.

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